Centenari 2026: Don Elliott (1926 - 1984)

Pubblicato il 20 ottobre 2026 alle ore 19:11

a cura di Roberto Bazzani

Don Elliott

Somerville, New Jersey, 21 ottobre 1926 

Weston, Connecticut, 5 giugno 1984

 

Di lui si diceva che potesse suonare qualsiasi strumento che non avesse ance (parzialmente vero, perché sembra che in gioventù avesse provato anche il clarinetto) o corde, ed in effetti Don Elliott nella sua vita dette prova di straordinaria abilità come trombettista, flicornista, vibrafonista, percussionista, pianista, fisarmonicista, suonatore di tuba e trombone a pistoni ma soprattutto come suonatore di mellophone, un curioso strumento a mezzo fra il corno francese, cui somiglia moltissimo nelle forma, ed un trombone a pistoni, di cui ha una sonorità molto simile.

Don Elliott Helfman, meglio conosciuto come Don Elliott, nasce a Somerville, New Jersey, il 21 ottobre 1926. Il padre Albert suona il pianoforte negli spettacoli di vaudeville e l’organo nelle proiezioni di film muti, così il piccolo Don familiarizza presto con la musica, cominciando a prendere lezioni dal padre all’età di quattro anni. Il suo primo strumento è la fisarmonica, e dall’età di undici anni comincia ad esibirsi in pubblico. Ha il dono dell’orecchio assoluto, riuscendo a riconoscere le note emesse da qualsiasi strumento, incluso il campanello di casa o i clacson delle auto. Nel frattempo si perfeziona come trombettista, seguendo gli insegnamenti di Gus Shappelle. Viene richiamato alle armi nel 1945, arruolandosi nell’aeronautica e prestando servizio nella West Coast come mitragliere di coda di un bombardiere B-29.

Grazie ad un sergente appassionato di jazz, suona nella banda come trombettista, passando successivamente al vibrafono. Si congeda nel 1947 e segue i corsi dell’Università di Miami, dove si diploma in armonia e composizione.

L’anno successivo diventa un membro del quartetto vocale “The Hi Lo’s” incidendo, fra l’altro, un jingle pubblicitario di grande successo per una marca di chewing-gum. Dal 1950, dopo aver conosciuto casualmente il pianista George Shearing, diventa membro della sua band come vibrafonista fino al febbraio 1961. Nel frattempo continua a suonare la tromba nelle esibizioni dal vivo, per poi adottare il mellophone come strumento principale, che ben pochi altri suonano, dando impulso allo sviluppo tecnico dello strumento e diventando testimonial della ditta Conn.

Dal 1953 al 1960 sarà il vincitore dell’annuale classifica indetta dal “Down Beat Magazine” per la categoria “Miscellaneous Instrumentalist” per le sue performance al mellophone. Suona con tutti i più grandi del jazz, inclusi Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Clifford Brown, Horace Silver, ed incide vari dischi a partire dal 1954 sia a suo nome, sia come collaboratore di altri musicisti. Fra i suoi lavori migliori c’è senz’altro l’album “Paul Desmond Quartet Featuring Don Elliott” del 1956, in cui si confronta con il sax contralto di Paul Desmond, membro del quartetto di Dave Brubeck, in un dialogo molto raffinato. Elliott suona il mellophone, tranne la tromba in un brano.

Con l’ascesa del rock and roll, Elliott decide di ritirarsi nella sua casa di Weston, Connecticut. Collaborerà con Quincy Jones per le colonne sonore di vari film (fra cui “The Getaway” di Sam Peckinpah del 1972 con Steve McQueen e Ali McGraw) e comporrà più di 5.000 jingles pubblicitari, memore dell’esperienza giovanile con gli “Hi Lo’s”. Nella musica per il cinema e la televisione sarà uno dei primi sperimentatori del “Multi-Track Recording”, che utilizzerà per inserire nella musica cori virtuali.

Don ritornerà sulle scene jazzistiche a partire dal 1973, per incidere un nuovo album nel 1975 e suonare con Chet Baker nel 1976.

Ma l’accoglienza sarà fredda, a causa dei suoi trascorsi commerciali, in un’epoca in cui il jazz doveva per forza essere associato alla sofferenza e alla povertà. Muore il 5 giugno 1984 per cancro al colon nella sua casa di Weston, Connecticut.

Il suo polistrumentismo, assieme al fatto di suonare principalmente uno strumento pochissimo praticato, ne hanno fatto una sorta di “fenomeno da baraccone”, nuocendo alla sua vera essenza di musicista superbo, da ascoltare con orecchie scevre da pregiudizi. Ne rimarrete piacevolmente sorpresi!