Centenari 2026: John Coltrane (1926 - 1967)

Pubblicato il 22 settembre 2026 alle ore 18:50

a cura di Roberto Bazzani

John Coltrane 

Hamlet, North Carolina, 23 settembre 1926

New York, 17 luglio 1967 

Modello stilistico per migliaia di sassofonisti sia per il suono che per il fraseggio, al sax tenore come al soprano (strumento di cui contribuì in modo determinante alla riscoperta), John Coltrane è stato un artista in cui la musica si è fusa, specialmente nell’ultimo periodo della sua breve vita, con un’intensa spiritualità, ed anche in questo è stato un caposcuola.

John William Coltrane nasce a Hamlet, North Carolina, il 23 settembre 1926, in una famiglia profondamente religiosa. A dodici anni perde il padre, sarto con la passione della musica (suonava il violino e l’ukulele) e si dedica allo studio del clarinetto e del sax contralto. Si trasferisce nel 1943 a Philadelphia, frequentando la locale “Omstein School of Music”. Due anni più tardi svolge il servizio militare alle Hawaii dove suona nella banda della Marina Militare. Congedatosi, si aggrega alle band di rhythm-and-blues di Joe Webb e Eddie “Cleanhead” Vinson. Suona il sax contralto con il trombettista Howard McGhee e nell’orchestra di Dizzy Gillespie. Nel 1951 passa al tenore sempre nel settetto di Gillespie, con il quale appare per la prima volta in sala di incisione il 1 marzo.

Dopo una breve collaborazione con l’altro sassofonista Earl Bostic, si aggrega al gruppo di Johnny Hodges, dal quale viene allontanato per l’uso di eroina.

Nel 1955 accadono due eventi fondamentali nella vita di Coltrane: il matrimonio con Juanita Grubbs (Naima) e la chiamata nel gruppo di Miles Davis, per il tramite del batterista Philly Joe Jones.

Lo stile di Coltrane si evolve in modo impressionante, uscendo da un relativo anonimato, grazie al leader che lo sprona a ricercare sempre cose nuove.

Le registrazioni del quintetto, che comprende oltre a Davis e Coltrane, anche Red Garland al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria, sono alcune fra le più importanti nella storia del jazz, dapprima per l’etichetta Prestige poi per la Columbia.

Nel gruppo spicca il contrasto fra la torrenzialità del fraseggio di Coltrane e l’essenzialità di Davis. A tale proposito è famosa un’intervista di Davis su un brano suonato in un concerto del quintetto, così riassunto: “E’ andato bene, Trane ha suonato quaranta chorus e io uno…”

Nel 1957 lavora con il pianista Thelonious Monk al Five Spot di New York ed incidendo con lui sia in un live alla Carnegie Hall sia in studio “Thelonious Monk with John Coltrane”. Dal geniale pianista assorbe una concezione armonica inusuale che applicherà in alcuni suoi lavori successivi. Torna con Davis nel 1959 per incidere il capolavoro “Kind of Blue” assieme a Cannonball Adderley al sax contralto, Bill Evans e Wynton Kelly (quest’ultimo solo su “Freddie Freeloader”) al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria. Qui le atmosfere si dilatano grazie all’approccio modale dei brani, la cui forma è appena accennata dal leader senza fare riferimento ad alcun accordo su cui improvvisare. A partire dal 1957 incide numerosi dischi a suo nome, inizialmente per le etichette Blue Note, Prestige e Atlantic, per poi passare alla Impulse di Creed Taylor, dove registrerà il suo capolavoro “A Love Supreme”.

Comunque sia, Coltrane già nel 1957 è una celebrità, a soli due anni dalla sua scoperta da parte di Miles Davis e gli album a suo nome ne dimostrano il perché: padroneggia lo strumento come nessun altro ed ha un proprio timbro inconfondibile. Nelle note di copertina dell’album “Soultrane” del 1958, registrato con un quartetto comprendente Red Garland al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Art Taylor alla batteria, il celebre critico Ira Gitler conia il termine “Sheets of sound”, ossia “strati di suono” per descrivere la tecnica di Coltrane di suonare velocemente una serie di note che si fondono a formare un flusso unico. Nel 1960 incide “Giant Steps” per la Atlantic ancora in quartetto; questa volta al posto di Red Garland al piano c’è Tommy Flanagan. Si tratta di un’altra registrazione fondamentale in cui viene messa in mostra un’altra abilità di Coltrane, oltre agli “sheets of sound” comunque presenti (in abbondanza): la capacità di armonizzare i brani in modo insolito. Il brano che dà il titolo all’album è ancora oggi un banco di prova per testare l’abilità degli improvvisatori, costretti a districarsi su intervalli di terza maggiore non proprio usuali. L’album contiene tutti brani originali di Coltrane, fra cui la struggente ballad “Naima”, divenuta uno standard del jazz.

Un’altra svolta nella musica di Coltrane è quella dell’album “My Favorite Things” del 1961, registrato con McCoy Tyner al piano, Art Davis al contrabbasso e Elvin Jones alla batteria. In questo disco Coltrane si esibisce nel brano omonimo (una canzone di Rodgers e Hammerstein contenuta nel musical “The Sound of Music” da cui è stato tratto il film noto in Italia come “Tutti insieme appassionatamente”) al sax soprano, uno strumento sino ad allora pochissimo usato nel jazz – soprattutto da Sidney Bechet e Steve Lacy prima di lui - principalmente per i problemi di intonazione che tale strumento presenta. Non solo Coltrane supera brillantemente i limiti intrinseci dello strumento, ma dà al brano – un classico valzer in tre quarti – un’urgenza espressiva straordinaria reinterpretandolo modalmente (il pezzo dura quasi 14 minuti) impeccabilmente coadiuvato dal gruppo.

Dopo le spericolate armonie di “Giant Steps”, come già abbiamo visto con “My Favorite Things”, Coltrane si dedica all’improvvisazione modale in tutte le sue sfaccettature. Nel frattempo passa dall’etichetta Atlantic alla Impulse per la quale progetta un disco in formazione allargata (il solito quartetto più una big band). Tuttavia scopre che un cavillo del precedente contratto con la Atlantic lo lega a questa etichetta per un altro disco ancora. In due giorni mette insieme un gruppo con cui realizza “Olè Coltrane” , un disco dai sapori spagnoli/africani con due contrabbassisti (Art Davis e Reggie Workman), un altro straordinario sassofonista (qui anche al flauto) come Eric Dolphy, Freddie Hubbard alla tromba ed i fidi McCoy Tyner al piano e Elvin Jones alla batteria. Il pezzo forte è il brano omonimo, una rielaborazione modale del brano popolare spagnolo “Venga Jaleo”  suonato da Coltrane col soprano

Il successivo album, il primo per la Impulse, è “Africa/Brass” , quello con la big band, composto anche questo da soli tre brani, dei quali il primo “Africa” occupa l’intero lato A dell’album. Già dai titoli dei brani di questo periodo come “Olè”, “Africa”, “India”, “Dahomey Dance”, “Spiritual”, si capisce come la musica di Coltrane si spinga nella ricerca di un linguaggio universale ricco di spiritualità intrinseca.

La summa del lavoro di Coltrane e del suo quartetto (in cui al contrabbasso figura Jimmy Garrison) è “A Love Supreme” del 1965, prodotto da Bob Thiele, una suite in quattro movimenti “Acknowledgement”, “Resolution”, “Pursuance” e “Psalm”, che può essere considerato uno dei primi (se non il primo) concept album della storia della musica. Il primo brano si svolge seguendo un semplice riff di provenienza rhythm-and-blues (musica che lo stesso Coltrane aveva suonato agli esordi) anche cantato con le sole parole ripetute: “A Love Supreme”. Tutto il disco è percorso da un afflato mistico che lo stesso Coltrane descriverà nelle note di copertina ed è riconosciuto come uno dei capolavori della musica del ventesimo secolo.

Il periodo successivo è caratterizzato da una ricerca musicale ancora più radicale, accostandosi sempre più al free jazz di quell’epoca, però in un’ottica soprattutto di preghiera quasi orgiastica. Sempre nel 1965 registra “Ascension”, il primo disco di quella serie che lascia perplessi molti critici.

Seguono “Meditations”, “Kulu Sé Mama”, “Live at the Village Vanguard Again!” (in cui rivisita in chiave free classici come “Naima” e “My Favorite Things”) ed il conclusivo “Expression”, album che uscirà postumo con una formazione comprendente Pharoah Sanders al flauto, all’ottavino e tamburello, la moglie Alice Coltrane (sposata nel 1965 a Ciudad Juarez in Messico) al pianoforte, il fido Jimmy Garrison al contrabbasso e Rashied Ali alla batteria.

Nel frattempo, a partire dal 1965, scopre di avere un danno epatico, ma rifiuta di sottoporsi ad accertamenti e cure. Le sue condizioni di salute si aggravano a tal punto che, nelle ultime esibizioni, come quella all’Olatunji Center di Harlem, è costretto a suonare seduto. Muore per un tumore al fegato il 17 luglio 1967 a New York.

Uno dei musicisti più influenti della storia del jazz, nonostante la breve vita ed un periodo di massimo fulgore artistico di poco più di un decennio dall’ingaggio nel quintetto di Miles Davis, John Coltrane è stato un esempio di dedizione alla ricerca musicale aprendo nuove vie tuttora praticate da stuoli di musicisti che seguono la sua ispirazione. La sua figura è talmente venerata nella comunità afroamericana che la African Orthodox Church nel 1969 lo ha addirittura canonizzato con il nome di “Saint John Will-I-Am Coltrane”. I suoi brani sono utilizzati come preghiere nella chiesa a lui dedicata, a San Francisco.