Centenari 2026: Urbie Green (1926 - 2018)

Pubblicato il 8 agosto 2026 alle ore 12:28

a cura di Roberto Bazzani

Urbie Green

Mobile, Alabama, 8 agosto 1926

Hellertown, Pennsylvania, 31 dicembre 2018

Uno stakanovista del trombone, così può essere scherzosamente definito Urban Clifford “Urbie” Green, che ha al suo attivo più di trenta album da leader e più di 250 apparizioni in dischi altrui, oltre ad aver suonato in festival di tutto il mondo. Aggiungiamoci anche l’apparizione nel film “The Benny Goodman Story” del 1955 e le consulenze alla ditta Martin per le innovazioni apportate allo strumento (esiste un modello Urbie Green, Martin 4501) e avremo una pallida idea del lavoro svolto negli anni di attività.

Nato (l’8 agosto 1926) e cresciuto a Mobile, Alabama, impara presto la musica suonando il pianoforte sotto la guida della madre. Passa al trombone all’età di dodici anni, seguendo l’esempio dei due fratelli maggiori. Trova il primo ingaggio da professionista con l’orchestra di Tommy Reynolds all’età di sedici anni. Prosegue poi con le bands di Jan Savitt, Frankie Carle e Gene Krupa, per approdare al “Thundering Herd” di Woody Herman (con il fratello Jack) nell’ottobre 1950, con il quale si porrà all’attenzione del pubblico e della critica che lo giudicherà, nel 1954, miglior talento emergente nell’annuale classifica pubblicata dal “Down Beat Magazine”.

Nel 1953 si trasferisce a New York dove sarà uno dei trombonisti più ricercati per registrazioni ed esibizioni nei club. Negli anni 50 fa parte dell’orchestra di Benny Goodman, con la quale effettuerà una tournée di tre mesi e poi dirigerà quella di Tommy Dorsey dopo la morte del leader, avvenuta nel 1956.

Collabora con il produttore Enoch Light per le etichette “Command” e “Project 3”, per le quali incide “The Persuasive Trombone of Urbie Green vol. 1 (1960) e 2 (1962)” e “Twenty-One Trombones Vol. 1 (1967) e 2 (1969)”, forse le registrazioni più significative a suo nome.

La sua duttilità come strumentista lo mette a suo agio sia nei contesti classici (che predilige), come le orchestre di Count Basie, Quincy Jones, Benny Goodman, o in organici ristretti, ma anche in contesti bop con Dizzy Gillespie, Sonny Stitt, Oliver Nelson e compagnia. Questo farà sì che la quantità di registrazioni a cui prende parte è impressionante e lo renderà uno dei musicisti più registrati nella storia.

Dopo le produzioni di Enoch Light, negli anni 70 i lavori più importanti di Green sono con Maynard Ferguson, Doc Severinsen e Dick Hyman, quindi passerà all’etichetta CTI, sotto la quale il suo stile si modificherà sostanzialmente, privilegiando la musica della band a discapito dei suoi assoli.

Dagli anni 80 registrerà solo due dischi dal vivo “Just Friends” e “Sea Jam Blues”, trasferendosi in Pennsylvania dove tutti gli anni fino alla scomparsa si esibirà nel Delaware Water Gap Celebration of the Arts Festival. Nel 1995 lo Stato dell’Alabama lo inserirà nella propria Hall of Fame.

Muore a Hellertown, Pennsylvania, il 31 dicembre 2018.

Musicista camaleontico, tecnicamente molto dotato, può considerarsi come il classico “musicians’ musician”, poco conosciuto dal grande pubblico quanto apprezzato dai colleghi. Magari anche nelle vostra collezione avete alcuni dischi a cui ha partecipato ma non lo sapevate. Provate a controllare, vi stupirete!