Centenari 2026: Jeri Southern (1926 - 1991)

Pubblicato il 5 agosto 2026 alle ore 12:27

a cura di Roberto Bazzani

Jeri Southern

Royal, Nebraska, 5 agosto 1926 

Los Angeles, California, 4 agosto 1991

Il nome di Jeri Southern suonerà sconosciuto ai più, visto che si tratta di una cantante che ha avuto un periodo di notorietà piuttosto limitato, di circa una dozzina di anni fra il 1951 e i primi anni 60, ma le cui doti artistiche dovrebbero essere rivalutate, alla luce del notevole bagaglio tecnico ed espressivo di cui era dotata.

Genevieve Lilian Hering (questo il suo vero nome) nasce a Royal, un minuscolo villaggio nel Nebraska, ovvero l’America più profonda delle grandi pianure, il 5 agosto 1926, da una famiglia di origini tedesche. Il nonno era emigrato dalla Germania nel 1868 ed aveva costruito un mulino ad acqua nel 1879, in cui aveva lavorato suo figlio (il padre di Jeri) fino alla crisi del 1929, che lo costrinse a trovare un altro impiego. Le precarie condizioni economiche non impediscono ai genitori di far studiare la numerosa prole (due maschi e tre femmine). Jeri continua la sua istruzione alla Notre Dame Academy di Omaha, la città più importante del Nebraska, dove comincia a studiare pianoforte e canto, che perfezionerà alla Duchesne Academy of the Sacred Heart sempre ad Omaha (tutte scuole cattoliche). Dopo un casuale incontro con il jazz, ascoltando un pianista in un night club, la passione per il pianoforte classico evapora e si esibisce come pianista al Blackstone Hotel di Omaha, fino a stabilirsi, a fine anni 40, a Chicago, dove viene scritturata come accompagnatrice della cantante Anita O’Day.

Mentre la sua reputazione come pianista è in rapida ascesa, si rende conto che lo spazio per una donna in veste di strumentista è limitato, per cui decide di dedicarsi principalmente al canto. Stipulerà un contratto con la Decca nel 1951 e sarà la prima a registrare “When I Fall in Love”, che in seguito diventerà uno dei più eseguiti standards del jazz, accompagnata dal compositore Victor Young e la sua orchestra nel 1952. La sua fama si accresce nel corso degli anni 50 come interprete di “torch songs”, ovvero di canzoni sentimentali in cui la protagonista lamenta un amore non corrisposto, oppure un abbandono. Si tratta in realtà di una classificazione sessista destinata alle cantanti donne: quando gli stessi brani sono cantati da uomini, come fa notare il critico Gene Lees, non si parla di “torch singers” ma di “crooners”.

Comunque i mezzi vocali di Jeri sono tali da mettere d’accordo tutti: cantante dalla voce calda (dal timbro simile a quello di Sarah Vaughan, ma meno profondo) e dalla pronuncia perfetta, interprete sensibile dei testi della tradizione del Great American Songbook, negli anni incide il repertorio dei vari Cole Porter, George e Ira Gershwin, Jerome Kern, Rodgers e Hart, fino a Kurt Weill. Ma il vero problema di Jeri è Jeri stessa: come racconta Kathryn King, la figlia avuta da Bill Holman, musicista ed arrangiatore, Jeri era terribilmente timida e salire su un palco le provocava dei veri e propri attacchi di panico. Il culmine lo raggiunge collassando nel 1960 durante un’esibizione al Crescendo di Los Angeles, dove nel frattempo si è trasferita con la famiglia

Dopo questo episodio le occasioni di esibirsi, per scelta della stessa Southern, si rarefanno fino a cessare del tutto nel 1962. Si dedica all’insegnamento ed alla composizione e scrive il libro “Interpreting Popular Music at the Keyboard”.

Si spegne a Los Angeles, California, alla vigilia del suo 65° compleanno, il 4 agosto 1991, a seguito di complicanze per il diabete, malattia di cui soffriva da tempo.

Raffinata interprete del repertorio classico, in bilico fra jazz e pop, Jeri Southern è stata una meteora dalla luce molto viva, purtroppo penalizzata dal  carattere estremamente sensibile che non ha retto allo stress dello star-system americano.