a cura di Roberto Bazzani

Tony Bennett
New York City, 3 agosto 1926 - 21 luglio 2023
Il 3 agosto 1926 nasce a New York City, nel Queens, Anthony Dominick Benedetto, figlio di John, emigrato nel 1906 negli States dal borgo calabrese di Podargoni, oggi facente parte del Comune di Reggio Calabria, e di Anna Suraci. Nonostante un’infanzia molto disagiata, causata dalla prematura morte del padre, il piccolo Anthony si appassiona al canto ascoltando i cantanti alla moda come Bing Crosby e Al Jolson, ma anche quelli più propriamente jazz, come Louis Armstrong e Jack Teagarden. All’età di dieci anni canterà all’inaugurazione del Triborough Bridge (oggi Robert F. Kennedy Bridge) a New York accanto al sindaco Fiorello La Guardia. Interrompe gli studi alla School of Industrial Art per aiutare la famiglia, procurandosi lavori saltuari e poco remunerati ma mantenendo comunque l’amore per la musica. Compiuti i 18 anni, viene richiamato nell’esercito e viene mandato in Europa dove combatterà nelle battute finali della seconda guerra mondiale, partecipando alla liberazione del campo di concentramento di Kaufering. Questa esperienza lo segnerà per tutta la vita facendone un convinto pacifista. I sussidi per gli ex combattenti gli permetteranno, tornato in patria, di studiare presso l’American Theatre Wing. Nel 1949 la cantante Pearl Bailey lo invita ad aprire il suo show presso il Greenwich Village a cui assiste il comico Bob Hope, che lo prende con sé per un tour negli Stati Uniti decidendo di ribattezzarlo col nome americanizzato di Tony Bennett.
I successi non tardano ad arrivare: il primo, datato 1951, è “Because of You”, una ballad accompagnata dall’arrangiamento orchestrale di Percy Faith. Seguono altre hit come “Cold, Cold Heart”, “Blue Velvet” e “Stranger in Paradise”, tutte di impronta pop. Nonostante la crescente popolarità del rock and roll, Bennett continuerà ad avere successo ed avrà un proprio show televisivo presso la NBC nell’agosto/settembre 1956.Nel frattempo Bennett ha assunto (1954) il chitarrista Chuck Wayne come direttore musicale, nel 1955 incide il suo primo album “Cloud 7”, mentre nel 1957 il pianista Ralph Sharon diventa il nuovo direttore artistico imprimendo la svolta jazzistica alla carriera del cantante: in quell’anno esce l’album “The Beat of My Heart” dove suonano jazzisti come Herbie Mann e Nat Adderley, poi lavora con l’orchestra di Count Basie con la quale incide “Strike Up the Band” e “In Person” – entrambi del 1959. Nel 1962 è la star del concerto alla Carnegie Hall di New York, dove si esibisce con musicisti come Kenny Burrell, Al Cohn e Candido. Nello stesso anno incide l’album “I Left My Heart in San Francisco”, contenente l’omonima canzone nell’arrangiamento di Marty Manning. Questa canzone sarà il maggior successo della carriera di Tony Bennett ed otterrà numerosi riconoscimenti, fra cui due Grammy Award.
Negli anni 60 Bennett parteciperà a numerosi eventi a favore dei diritti degli afroamericani, fra cui la marcia del 1965 da Selma a Montgomery, in Alabama, e rifiutando di esibirsi nella Repubblica Sudafricana a causa dell’apartheid. Salvo due ottimi dischi registrati con il grande pianista jazz Bill Evans “The Tony Bennett/Bill Evans Album” (1975) e “Together Again” (1976) il ventennio fra la fine degli anni 60 e degli anni 80 sarà contrassegnato da scarsi successi e problemi di dipendenza da cocaina.
Negli anni 90 il grande rientro sulle scene lo porterà alla ribalta come uno dei maggiori interpreti del Great American Songbook, districandosi sempre con maestria fra pop e jazz. Mieterà successi a ripetizione ed il suo patrimonio aumenterà di conseguenza, ma non mancherà mai di destinare una cospicua parte delle sue entrate in beneficenza, tanto da venire soprannominato “Tony Benefit”. Fra le varie collaborazioni, nell’album “Duets” del 2009, si cimenterà assieme a star come Barbra Streisand, Paul McCartney, Elton John, Billt Joel, Celine Dion, Sting e molti altri, mentre saranno celebri i suoi duetti con Lady Gaga in “Cheeck to Cheeck” (2015) e “Love for Sale” (2021), che sarà il suo ultimo successo. Muore il 21 luglio 2023 a New York City, a seguito del morbo di Alzheimer che gli era stato diagnosticato nel 2016.
Vincitore di ben 20 Grammy Awards, 18 dei quali dal 1993 al 2022, Bennett può essere considerato l’ultimo grande crooner della musica americana. Anche se non amava etichettarsi come artista jazz, non c’è dubbio che avesse mutuato dal jazz quel certo tipo di pronuncia e di swing che lo hanno reso giustamente celebre.
