Centenari 2026: Piero Umiliani (1926 - 2001)

Pubblicato il 17 luglio 2026 alle ore 21:31

a cura di Roberto Bazzani

Piero Umiliani

Firenze, 17 luglio 1926 - Roma, 14 febbraio 2001

L’importanza di Piero Umiliani nel panorama della musica italiana (non solo jazz) è innegabile anche se, complice  l’iperproduzione musicale dello stesso, con inevitabili picchi sia in alto che in basso, la cosa stenta ad essere riconosciuta. Lo scorso anno è stata pubblicata una colossale raccolta in due box di 36 cd che comprende tutte le registrazioni del maestro fiorentino per due delle etichette da lui fondate (Liuto e Sound Work Shop) che rappresenta un doveroso omaggio alla sua arte.

Piero Umiliani nasce a Firenze, quartiere Gavinana, il 17 luglio 1926. Assieme agli studi scolastici coltiva la passione per la musica e da adolescente prende lezioni di armonia da un certo signor Gigino, che evidentemente lo istruisce bene perché, dopo essersi laureato in giurisprudenza nel 1948, si iscrive al Conservatorio Cherubini di Firenze dove si diploma nel 1952 in Contrappunto e Fuga. Ma nel giovane Umiliani la fiamma del jazz si era già accesa anni prima, attraverso l’ascolto di Duke Ellington alla radio svizzera e suonando il pianoforte in un locale della Firenze liberata dagli anglo-americani. Nel 1951 a Milano incide con Oscar Valdambrini, Gianni Basso, Beppe Termini e Rodolfo Bonetto due dischi per l’etichetta Durium, da considerare (forse) i primi in stile bebop incisi in Italia: “Formula”, “Mam Bop”, “Papirologia” e “Intrabop”.

Dopo un’esperienza in Norvegia come componente del gruppo jazz “I Masseglias” (dal nome del violinista Aldo Masseglia, fondatore del gruppo), Umiliani rientra in Italia dove firma le musiche del documentario “Pittori in città” dei fratelli Taviani, mentre nel 1958 è autore della colonna sonora del film “I soliti ignoti” di Mario Monicelli, che rappresenta la prima colonna sonora di carattere jazzistico in Italia. Si dice che il nome di Umiliani sia stato suggerito a Monicelli, che cercava un jazzista, da Nino Rota. Il commento jazz aveva un evidente intento parodistico rispetto ai gangster-movies americani: stesso stile musicale, ma molto diverso lo spessore malavitoso dei protagonisti, spietati ed efficienti quelli americani, imbranati e pasticcioni (ma ben più simpatici) quelli del film di Monicelli. Fatto sta che la pellicola ebbe un enorme successo e ne fu ricavato il sequel “Audace colpo dei soliti ignoti” nel 1959 per la regia di Nanni Loy, dove Umiliani riuscì ad avvalersi anche di Chet Baker. Le colonne sonore jazzistiche proseguono nel 1962 con “Smog”, forse il migliore lavoro di Umiliani, sempre con Chet Baker e la vocalist Helen Merrill, e con “Una bella grinta” – 1965 di Giuliano Montaldo, dove è protagonista il sax dell’argentino Leandro “Gato” Barbieri, con Enrico Rava alla tromba, Franco D’Andrea al pianoforte, Gianni Foccià al contrabbasso e Gegè Munari alla batteria. Nel corso degli anni Umiliani firmerà numerose altre colonne sonore e riceverà nel 1964 il premio della critica per il miglior disco italiano di jazz intitolato “Piccola Suite Americana” per la prima delle etichette musicali da lui fondate, ossia la Omicron.

Nel 1960 Umiliani aveva partecipato alla direzione delle musiche della trasmissione televisiva “Il mattatore”, con protagonista Vittorio Gassman, mentre l’anno successivo partecipa alla trasmissione “Moderato Swing”, per la regia di Lino Procacci, andata in onda in dieci puntate dal 3 gennaio all’11 aprile in seconda serata (ore 21,25, durata 45 minuti). Nel 1963 è la volta della trasmissione “Fuori l’orchestra”, condotta dalla stesso Umiliani e dall’attrice Paola Pitagora, andata in onda in sei puntate dal 6 marzo al 24 aprile, in cui l’impronta jazzistica è ancora più forte che nella precedente trasmissione e vedrà la partecipazione di molte formazioni importanti di quel tempo, come l’Amedeo Tommasi Trio, il Quartetto di Lucca, il Quintetto Santucci-Scoppa, il Sestetto di Roma, il Quintetto di Franco Cerri e altri. La sigla si intitola “I ragazzi del jazz” ed è cantata da Nini Rosso.

Il lavoro di Umiliani va avanti con le colonne sonore, jingles per la pubblicità, sigle televisive, ma probabilmente il brano che lo rende più celebre, un vero tormentone, è ricavato da un pruriginoso film del 1968 “Svezia, Inferno e Paradiso”, ossia “Viva la Sauna Svedese”, ribattezzato “Mah-Nà Mah-Nà”, che sarà per qualche tempo anche la sigla del celebre “Muppet Show”.

Firenze, 1946. Piero Umiliani al pianoforte suona in una sala da ballo per i militari della Militar Police americana.

Piero Umiliani e Vittorio Gassman provano insieme per lo show ''Il Mattatore'' andato in onda sulla RAI nel 1959.

Piero Umiliani protagonista e conduttore della trasmissione ''Fuori l'Orchestra'', trasmessa dalla RAI nel 1963.

Ma l’interesse di Umilani per la musica è totale, così da registrare interi album elettronici sperimentali, come “Musica dell’era tecnologica”, in cui utilizza lo Studio di Fonologia Musicale di Milano, o altri in cui ritorna al jazz, sperimentando formule nuove, come quella del quartetto di sassofoni, oppure affronta brani più propriamente “easy listening”.

Un vero e proprio camaleonte difficilmente etichettabile, a cui va comunque il merito di avere percorso la propria strada a prescindere da condizionamenti di qualsiasi tipo, al punto da fondare le già citate tre etichette musicali. Ma nell’animo resta sicuramente un jazzista, ed a tal proposito è significativa questa sua frase: “La musica di un jazzista è nella sua essenza sempre profondamente soggettiva e vissuta, parte integrante direi della sua esperienza quotidiana”.

Muore a Roma il 14 febbraio 2001.