Centenari 2026: Johnny Coles (1926 - 1997)

Pubblicato il 3 luglio 2026 alle ore 14:10

a cura di Roberto Bazzani

 Johnny Coles 

Trenton, New Jersey, 3 luglio 1926 

Filadelfia, 21 dicembre 1997

Little”, piccolo, era il nickname che il trombettista Johnny Coles si portò dietro per tutta la vita (e che dette il titolo anche ad un suo album da leader “Little Johnny C” - Blue Note 1963), visto che il Nostro era alto circa 1 metro e 60 scarpe incluse. Apprezzato dai colleghi musicisti, incise solo cinque album da leader, ma fece parte di alcune importanti formazioni (l’orchestra di Gil Evans ed il sestetto di Cherles Mingus) che hanno scritto la storia del jazz.

Nasce a Trenton, New Jersey, il 3 luglio 1926, ma la famiglia si trasferisce ben presto a Philadelphia, dove comincia a suonare la tromba da autodidatta. Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, la scena di Philadelphia è molto stimolante e suona nella big band di Jimmy Heath, di cui fanno parte musicisti come John Coltrane, Benny Golson, Specs Wright e Nelson Boyd, le cui prove vengono ospitate nella cantina di casa Coles. Le vere esperienze professionali cominciano nei gruppi rhythm-and-blues di Eddie “Cleanhead” Vinson (1948-1951, insieme a Red Garland e John Coltrane), Bullmoose Jackson (1952, con Tadd Dameron e Benny Golson) e Earl Bostic (1956-58). Contemporaneamente al gruppo di Bostic, suona nella band di James Moody, quindi sarà ingaggiato nell’orchestra di Gil Evans con cui inciderà quattro dischi dal 1958 al 1964: “New Bottle Old Wine”, “Great Jazz Standards”, “Out of the Cool” e “The Individualism of Gil Evans”. Coles si farà apprezzare per i suoi assoli riflessivi e misurati che ricordano il Miles Davis di Porgy and Bess, che si sposano in modo perfetto con il sound dell’orchestra. 

Nel 1964 è premiato dalla rivista Down Beat come talento emergente; nello stesso anno fa parte del sestetto di Charles Mingus che darà vita a una serie di concerti memorabili, sia negli States che in Europa. Purtroppo questo tour sarà segnato dai problemi di salute dello stesso Coles, che collasserà in palco a Parigi a causa di un’ulcera perforante. Il trombettista dovrà tornare in patria ed il gruppo terminerà il tour in quintetto. Le performance del 18 e 19 aprile 1964 a Parigi (la prima alla Salle Wagram e la seconda al Théatre des Champs Elysées) sono immortalate nel disco “The Great Concert of Charles Mingus” e vedono la partecipazione di Coles solo nel primo brano (So Long Eric) per i motivi di cui sopra. Nel 1968-69 fa parte del sestetto di Herbie Hancock, che lascerà per l’orchestra di Ray Charles (1969-71). Il motivo? “Bisogna pur mangiare”, risponderà Johnny Coles, molto sinceramente. 

Nel 1971-74 farà parte dell’orchestra di Duke Ellington il quale, contrariamente alle sue abitudini, non scriverà brani che mettano in mostra le sue doti solistiche. Ritorna con Mingus, poi farà parte dei Jazz Messenger di Art Blakey, quindi della Mingus Dynasty e della band Dameronia che esegue musiche di Tadd Dameron. Dal 1985 al 1989 si trasferisce nela Bay Area di San Francisco, dove registra con Frank Morgan e Chico Freeman. I problemi di salute lo costringeranno a tornare a Philadelphia, Pennsylvania, dove si spegnerà il 21 dicembre 1997.

Fra un ingaggio e l’altro, incide a suo nome cinque album: “The Warm Sound” (1961), “Little Johnny C” (1963, forse il suo disco migliore, con Joe Henderson al sax tenore, Leo Wright al sax alto e flauto, Duke Pearson al piano, Bob Cranshaw al contrabbasso e Walter Perkins alla batteria), “Katumbo (Dance)” (1971), “New Morning” (1982) e “Two at the Top” con Frank Wess (1983).

Il suo stile assomiglia molto a quello di Miles Davis a campana aperta, come lui parco nella selezione delle note da suonare, anche se non arriverà mai alle vette artistiche del più celebre concorrente. Per questo motivo il suo nome è annoverato fra i protagonisti “minori” del jazz.

Chiudiamo questa breve disamina dell’arte di Johnny Coles con un filmato tratto dall’esibizione del sestetto di Charles Mingus alla televisione norvegese nel citato tour del 1964. Il gruppo è composto dallo stesso Coles alla tromba, Clifford Jordan al sax tenore, Eric Dolphy al sax contralto e clarinetto basso, Jaki Byard al piano, Charles Mingus al contrabbasso e Danny Richmond alla batteria. I brani eseguiti, in circa 1 ora, sono solo tre e più precisamente “So Long Eric”, “Orange Was The Color of Her Dress, Then Blue Silk” e “Parkeriana”, un medley di temi bebop che comincia con “Ow!” di Dizzy Gillespie.

Godetevi questo sestetto leggendario!

https://www.youtube.com/watch?v=_3V6-hspkCg&list=RD_3V6-hspkCg&start_radio=1