Centenari 2026: Randy Weston (1926 - 2018)

Pubblicato il 5 aprile 2026 alle ore 17:29

a cura di Roberto Bazzani

Randolph Edward “Randy” Weston

New York City, 6 aprile 1926 - 1 settembre 2018

Pianista autore di brani che sono diventati dei classici del jazz – fra i tanti ricordiamo “Hi-Fly” e soprattutto il ¾ “Little Niles” – Randy Weston è ricordato soprattutto come colui che ha contaminato il jazz alla musica africana, anticipando di oltre un decennio quella che sarà una vera e propria moda.

Randolph Edward “Randy” Weston nasce a New York City, nel borough di Brooklyn, il 6 aprile 1926. Il padre, di origini giamaicano/panamensi, era un seguace delle teorie di Marcus Garvey, che propugnava il ritorno in Africa dei neri di tutto il mondo, e ciò ebbe notevoli ripercussioni sul pensiero di Randy. Studia pianoforte classico, interessandosi anche a forme musicali popolari. Il padre aveva un ristorante a Brooklyn molto frequentato dai musicisti jazz, e lo stesso Randy era cugino di Wynton Kelly, per cui venne naturale che si accostasse alla musica jazz. Il suo stile, molto percussivo, risente degli influssi di Duke Ellington e soprattutto di Thelonious Monk.

Comincia a suonare nei gruppi blues e rhythm-and-blues di Eddie “Cleanhead” Vinson, Bull Moose Jackson e Frank Culley a New York, poi si ritira a Lenox, Massachusetts, dove trova un ingaggio al “Music Inn”. In quel contesto si avvicina alla musica africana interagendo con intellettuali come Langston Hughes, Geoffrey Holder e Babatunde Olatunji.

Nei primi anni 50 si metterà in luce con Kenny Dorham e Cecil Payne, fino a formare un proprio trio. Nel 1955 sarà proclamato, dalla rivista “Down Beat”, migliore pianista emergente. Risalgono alla fine di quel decennio alcuni album importanti fra i quali spicca “Little Niles” del 1959, contenente l’omonimo brano dedicato al figlio. In questo album si trova anche “Pam’s Waltz”, altro ¾ dedicato alla figlia Pamela. Il gruppo che incide il disco comprende Ray Copeland e Idrees Sulieman alla tromba, Melba Liston al trombone (curatrice degli arrangiamenti), Johnny Griffin al sax tenore, George Joyner al contrabbasso e Charlie Persip alla batteria. La collaborazione con Melba Liston in qualità di arrangiatrice durerà dalla fine degli anni 50 fino agli anni 90.

Con le suites “Uhuru Afrika” del 1960, che celebra la nascita dei nuovi stati africani dopo il colonialismo, disco bandito dal governo Sudafricano nel 1964, e “Highlife” del 1963, con il quale comincia la collaborazione con il sassofonista Booker Ervin, Weston si butta a capofitto nella musica africana. Farà un tour in Africa nel 1967, fino a che, nello stesso anno, deciderà di stabilirsi a Tangeri, in Marocco, dove vivrà fino al 1972. Si esibisce in vari festival africani (Lagos, Nigeria – Tabarka, Tunisia), suonando con musicisti locali.

Le  registrazioni migliori di questo periodo sono “African Cookbook” e “Niles Littlebig”, dove Weston si esibisce nel classico trio pianoforte-contrabbasso-batteria, con l’aggiunta di due percussionisti. Segue una serie di dischi per piano solo, nei quali Weston fa sfoggio di un pianismo quasi virtuosistico, con richiami all’Africa nel tocco percussivo e nelle armonie inconsuete.

Ron Carter and Randy Weston. (Photo by Herb Snitzer/Getty Images)

Dopo un periodo di pausa, Weston si presenta in duo con il sassofonista David Murray ad incidere il disco “The Healers” del 1987, poi realizza per l’etichetta Verve il trittico “Portraits” in cui rivisita classici di Ellington, Monk e propri. Nel 1991 realizza “The Spirits of Our Ancestors” in cui rinnova il messaggio di “Uhuru Afrika” con il contributo di solisti famosi come Dizzy Gillespie, Pharoah Sanders e Dewey Redman e gli arrangiamenti di Melba Liston.

La carriera di Weston prosegue fino a tarda età, vedendo partecipazioni a festival importanti, fra cui quello di Montreux, il Festival dei Due Mondi a Spoleto, la Carnegie Hall di New York. Viene insignito del Jazz Master del National Endowment for the Arts nel 2001. Muore a Brooklyn l’1 settembre 2018 all’età di 92 anni.

Pioniere dell’incontro fra musica africana e jazz, Weston ne ha colto gli aspetti più propriamente artistico/musicali, grazie ad un rigoroso lavoro di ricerca. Nonostante questo è ancora relativamente poco conosciuto, anche se la sua influenza su alcuni pianisti del jazz contemporaneo (Vijay Iyer su tutti) è molto importante.