a cura di Roberto Bazzani

Curtis Counce
Kansas City, 23 gennaio 1926 - Los Angeles, 31 luglio 1963
Il West Coast Jazz è stato a lungo considerato come una musica concettuale, in gran parte priva del groove che avrebbe dovuto contraddistinguere il vero jazz. Questo pregiudizio ha fatto sì che molti protagonisti di quella stagione, che fra l’altro influenzò molto il jazz italiano degli anni 50 e 60, siano stati colpevolmente dimenticati e che addirittura alcuni fondamentali musicisti formatisi in quella scena, come Charles Mingus e Eric Dolphy, avessero la meritata fama solo quando si trasferirono a New York City.
Uno dei musicisti più attivi dell’area californiana fu senza dubbio il contrabbassista Curtis Counce, originario di Kansas City, Missouri, dove era nato il 23 gennaio 1926, ma trasferitosi a Los Angeles nel 1945. L’esordio discografico di Counce è di quelli col botto, nientemeno che con Lester Young, con il quale registra quattro tracce ad inizio 1946: “It’s Only a Paper Monn”, “After You’ve Gone”, “Lover, Come Back to Me” e “Jammin’ with Lester”, a dimostrazione di come il grande sassofonista amasse cimentarsi con giovani talentuosi colleghi (Curtis era appena ventenne). In quell’occasione gli altri musicisti sono Willie Smith al sax contralto, Vic Dickenson al trombone, Howard McGhee alla tromba, Wesley Jones al piano e Johnny Otis alla batteria.
La fama di Counce come musicista solido e preparato si diffonde nell’ambiente californiano e negli anni 50 diventa sideman in varie sedute di registrazione di artisti come Shorty Rogers, Frank Rosolino, Pete Jolly, Teddy Charles, Art Pepper e Chet Baker (“Playboys” del 1957), l’orchestra di Stan Kenton e molti altri.
Nell’agosto 1956 dà vita ad un proprio quintetto che registrerà quattro album: “The Curtis Counce Group”, “You Get More Bounce with Curtis Counce”, “Carl’s Blues” ed “Exploring the Future”.
La band è formata da musicisti dell’area californiana, di cui il più famoso è senz’altro il sassofonista Harold Land, che aveva militato nel quintetto di Clifford Brown e Max Roach per essere sostituito da Sonny Rollins. Gli altri sono il trombettista Jack Sheldon, Carl Perkins al piano e Frank Butler alla batteria.
In “Carl’s Blues” Jack Sheldon viene sostituito in due brani dal trombettista Gerald Wilson, mentre nell’ultimo album alla tromba arriva lo svedese Rolf Ericsson (già nell’orchestra di Duke Ellington) ed al piano Elmo Hope prende il posto dello sfortunato Carl Perkins, deceduto nel 1958 per abuso di droghe.
Lester Koenig, fondatore dell’etichetta Contemporary Records, qualche anno più tardi, dichiarerà: “Finché è durato, il Curtis Counce Group è stato uno dei gruppi più eccitanti della zona di Los Angeles. Counce ha riunito quattro musicisti che quasi immediatamente hanno raggiunto un’intesa che in genere hanno solo le band consolidate da tempo.
Oggi, Carl Perkins è morto, e i membri del gruppo sono andati in direzioni diverse ... Sarebbe difficile nelle condizioni attuali riacquistare le sensazioni del quintetto del 1957. Senza Perkins, il cui stile pianistico unico era di base per il suono speciale del gruppo, è impossibile. È allettante chiedersi come sarebbe stata accolta la band se avesse avuto sede a New York; certamente sarebbe stato uno dei gruppi più famosi degli anni cinquanta”.
Counce continua a suonare con molti protagonisti del jazz californiano, finché la morte lo coglie all’improvviso, per un attacco di cuore, proprio mentre si esibisce sul palco di un club di Los Angeles, California, il 31 luglio 1963, ad appena 37 anni. La sua prematura scomparsa, oltre al generale pregiudizio nei confronti del West Coast Jazz, contribuisce a rendere Curtis Counce uno dei grandi dimenticati della storia del jazz.
