a cura di Roberto Bazzani

Phil Seamen
Staffordshire, 28 agosto 1926
Londra, 13 ottobre 1972
Forse il primo batterista “moderno” del jazz britannico, sicuramente un caposcuola che ha influenzato i successivi specialisti dello strumento non solo in ambito jazzistico, ma anche nel rock.
Phillip William “Phil” Seamen nasce nella capitale inglese della birra, Burton-on-Trent, Staffordshire, il 28 agosto 1926. Comincia a suonare la batteria all’età di quattro anni nella band della scuola, che lascia all’età di 14 anni per lavorare come apprendista elettricista in una delle locali fabbriche di birra. Si interessa al jazz ascoltando le band di Count Basie e Gene Krupa ed esercitandosi sui loro dischi a finestre aperte per la felicità dei vicini. Si unisce alla band semiprofessionale di Tony Reynolds con la quale vince il contest delle orchestre da ballo di Birmingham.
Nel 1945, a Londra, ha il primo ingaggio professionale con i Georgians di Nat Gonella, poi negli anni successivi cambierà varie formazioni orchestrali. Nel 1949 partecipa ad una trasmissione radiofonica con il proprio quintetto comprendente il sassofonista Danny Moss in cui vengono eseguiti brani bebop. Nel 1951 si unisce alla band di Jack Parnell di cui farà parte fino al 1954. Anche Parnell è un batterista, oltre che direttore d’orchestra, e con lui ha l’occasione di esibirsi in un duetto sincronizzato molto spettacolare. Accompagna Billie Holiday alla Royal Albert Hall in occasione del suo tour inglese.
Viene criticato dai colleghi dell’epoca per il suo modo “scorretto” di impugnare le bacchette, addirittura deriso nell’adolescenza per questo motivo. Nonostante ciò, lo stile di Seamen non cambia e diventa il pioniere della moderna impugnatura delle bacchette. Purtroppo, oltre ad approcciarsi alla tecnica moderna dello strumento studiando i ritmi africani ed afro-cubani, si avvicina anche agli eccessi (droga e alcool) del mondo del jazz di quegli anni. Nel 1956 si sposa con la ballerina Leonie Franklin, con la quale lavora nello show “Jazz Wagon”. L’anno successivo il sassofonista Ronnie Scott lo ingaggia per suonare con lui nel transatlantico “Queen Mary” diretto a New York e per un successivo tour americano. Nell’imbarco al porto di Southampton, però, in una perquisizione da parte di un funzionario delle dogane, viene trovato in possesso di droga, per cui è costretto a rimanere in patria. Non metterà mai piede negli Stati Uniti, ma suonerà molto spesso con musicisti americani in tour in Inghliterra: Dexter Gordo, Carmen McRae, Stan Getz, Al Cohn, Zoot Sims, Freddie Hubbard, Roland Kirk sono alcuni degli artisti con cui si è esibito nel locale più famoso d’Inghilterra, il Ronnie Scott’s di Soho, a Londra.
Allo stesso modo registra dischi con i migliori musicisti britannici, come Victor Feldman (molto apprezzato anche in America), il già citato Ronnie Scott, Tubby Hayes, Stan Tracey, Kenny Graham e Joe Harriott.
Negli anni 60 si dedica all’insegnamento e fra i suoi studenti figura Ginger Baker, futuro componente dei Cream assieme al chitarrista Eric Clapton ed al bassista Jack Bruce, uno dei gruppi blues-rock più importanti dell’epoca. Anche Seamen avrà una parentesi di quel tipo con la band di Alexis Korner sempre negli anni 60.
I suoi problemi con la droga, nonostante alcuni tentativi di disintossicarsi, purtroppo diventano sempre più gravi. Ginger Baker cerca di aiutarlo chiedendogli, nel 1969, di far parte del gruppo “Air Force” con Steve Winwood, Rick Grech, Denny Laine, Chris Wood e Graham Bond, ossia il meglio del blues-rock inglese di quel tempo. Sempre in quell’anno ritorna al jazz e incide l’album “Phil Seamen Meets Eddie Gomez”, in cui incontra il grande contrabbassista messosi in luce nel trio di Bill Evans, insieme al pianista Tony Lee.
Le condizioni di salute di Seamen peggiorano rapidamente e la morte lo coglie all’età di 46 anni, il 13 ottobre 1972, nel suo appartamento di Lambeth, nell’area sud di Londra.
Nonostante il carattere molto difficile ed i problemi di dipendenza, Seamen ha goduto del massimo rispetto fra i colleghi musicisti che hanno riconosciuto in lui un innovatore che ha contribuito in modo determinante all’evoluzione della musica britannica.
