a cura di Roberto Bazzani

Miles Davis
lton, Illinois, i26 maggio 1926
Santa Monica, California, 28 settembre 1991
Forse il jazzista più popolare ed importante di sempre, sia per l’impronta che ha dato all’evoluzione del jazz nei vari stili, dal bebop al jazz-rock, sia per la personale cifra strumentistica che lo ha posto come modello di generazioni di trombettisti, Miles Dewey Davis III nasce ad Alton, Illinois, in una famiglia benestante (il padre è uno stimato dentista), il 26 maggio 1926.
La famiglia si trasferisce a East Saint Louis nel 1932 e lì Miles frequenta le scuole e comincia ad appassionarsi, all’età di nove anni, allo studio della tromba. Il maestro di musica gli proibisce di usare il vibrato, e questo condizionerà il suo modo di suonare per tutta la vita, dandogli una cifra stilistica perfettamente riconoscibile. Dopo alcune esperienze con bands locali, nel 1943 suona con i Blue Devils di Eddie Randle con i quali acquisisce una certa notorietà.
Nel 1944 Davis assistendo ad un concerto della band di Billy Eckstine, nella quale suonano musicisti del calibro di Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Gene Ammons, Lucky Thompson e Art Blakey, viene contattato da Gillespie per sostituire il trombettista Buddy Anderson, indisposto. Miles accetta e da allora la sua vita cambia. Si trasferisce a New York dopo avere conseguito il diploma nel 1944 e frequenta il Minton’s Playhouse di Harlem dove, attraverso storiche jam-sessions, vede la luce il jazz moderno, ossia il bebop, di cui Charlie Parker è il principale esponente. Studia alla prestigiosa Juilliard che abbandona per i suoi metodi di insegnamento troppo “bianchi”, ma acquisendo nozioni di teoria musicale che gli saranno utilissime in seguito. Dopo le scritture con i gruppi di Coleman Hawkins e Eddie “Lockjaw” Davis, finalmente approda nel quintetto di Charlie Parker al posto di Dizzy Gillespie che aveva abbandonato Parker per i noti problemi caratteriali di quest’ultimo. Con il gruppo realizza incisioni storiche per la Savoy a partire dal 1945, in cui il suo stile misurato e riflessivo fa da contraltare a quello irruento e torrenziale del leader. Dopo quella esperienza, terminata per le numerose incomprensioni con Parker, Davis frequenta a New York la casa del compositore/direttore d’orchestra Gil Evans: qui nasce l’idea, ispirata dall’ orchestra di Claude Thornhill, di un suono nuovo, privo della asperità del bebop. Nasce la cosiddetta “Tuba Band”, un nonetto che comprende strumenti inusuali per il jazz come tuba e corno francese, che ottiene un ingaggio al Royal Roost di New York ed in seguito incide undici brani fra il 1949 e il 1950, successivamente editi nell’album dal titolo “The Complete Birth of the Cool”, che sarà il capostipite della corrente denominata “Cool Jazz”, che troverà terreno fertile soprattutto in California.
Gli anni successivi saranno segnati soprattutto dalla dipendenza dall’eroina e da una fase di ricerca musicale che sarà propedeutica all’attività della maturità. Suona con i musicisti più importanti dell’epoca come Sonny Rollins, Horace Silver, Max Roach, Art Blakey, Kenny Clarke, Thelonious Monk, Milt Jackson. Ma la svolta arriva con l’esibizione al festival di Newport del 1955, nel quale, accompagnato al piano da Thelonious Monk, si esibisce in un assolo divenuto leggendario su “’Round Midnight”, che convince il produttore della Columbia, George Avakian, a scritturarlo. Il problema è che Miles ha già un contratto con la Prestige Records di Bob Weinstock insieme al suo gruppo, il quintetto con John Coltrane al sax tenore, Red Garland al pianoforte, Paul Chambers al contrabbasso e Philly Joe Jones alla batteria. Per onorare il contratto con la Prestige il gruppo “sforna” una serie di registrazioni in soli due giorni che daranno vita a cinque albums straordinari (senza quasi prove). Il quintetto registra quindi il primo album per la Columbia: “’Round About Midnight”. Queste incisioni segnano il grande successo di pubblico di Davis dovuto al perfetto equilibrio fra l’irruenza di Coltrane ed il solismo lirico del leader, che nel contempo ha affinato la sua tecnica nell’uso della sordina Harmon, acquisendo un suono tagliente ed affilato che sarà imitato nel tempo da centinaia di trombettisti. Oltre a ciò, il sapiente uso dei “block chords” da parte di Garland, la perfetta intonazione ed il senso ritmico di Chambers, la maestria di Philly Joe Jones fanno di questo quintetto uno dei gruppi più importanti della storia del jazz. Con l’aggiunta del sassofonista contralto Cannonball Adderley registra il disco “Milestones” (1958) nel quale, ispirandosi alle teorie di George Russell, autore del celebre trattato “The Lydian Chromatic Concept of Tonal Organization”, nel brano omonimo si esibisce in quello che può essere definito il primo assolo modale. Registra a Parigi la colonna sonora del film “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle, con la quale sperimenta il commento sonoro in contemporanea allo scorrere delle immagini. Nel frattempo registra con l’orchestra di Gil Evans alcuni dischi memorabili, come “Miles Ahead”, “Sketches of Spain” e “Porgy and Bess”, in cui la sua tromba spicca sul tessuto sonoro intrecciato dall’orchestra.Il 1959 è l’anno del capolavoro “Kind of Blue”, con il quale le ricerca dell’improvvisazione modale (anziché tonale) arriva al suo culmine. La formazione comprende John Coltrane al sax tenore, Cannonball Adderley al sax contralto, Bill Evans e Wynton Kelly al piano, Paul Chambers al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria.
Miles sente l’esigenza di cambiare ancora formazione ed assume un batterista di 16 anni, Tony Williams, a cui affianca Ron Carter al contrabbasso ed Herbie Hancock alla batteria. Dopo qualche esperimento poco riuscito per la ricerca di un nuovo sassofonista (Hank Mobley, George Coleman, Sam Rivers), la scelta ricade su Wayne Shorter, ex membro dei Jazz Messengers di Art Blakey. Nasce il secondo storico quintetto di Davis, quello degli anni sessanta, in cui le armonie si rarefanno ed assume sempre maggiore importanza l’elemento melodico, associato ad una spiccata libertà ritmica. Gli album incisi si intitolano “Seven Steps to Heaven”, “ESP”, “Miles Smiles”, “Sorcerer”, “Nefertiti” e “Miles in the Sky”, mentre nel successivo “Filles de Kilimanjaro”, Hancock e Carter passano agli strumenti elettrici e la pulsazione ritmica richiama quella del rock.È la cosiddetta “svolta elettrica” di Davis. Nel successivo “In a Silent Way” l’organico si allarga ai tastieristi Chick Corea e Joe Zawinul, Dave Holland al basso e John McLaughlin alla chitarra, per passare al successivo “Bitches Brew” (1969), considerato il prototipo del jazz-rock del decennio successivo. La svolta elettrica, apprezzata dal pubblico, non lo è dalla critica, che gli rimprovera un certo scadimento di gusto nell’occhieggiare al funk di moda in quel periodo. Assume sempre più rilevanza, in questi albums, il lavoro di editing del produttore della Columbia Teo Macero. Attorno al leader, nel corso di pochi anni, ruota un tourbillon di giovani musicisti che Davis avrà il merito di far conoscere al grande pubblico, come Keith Jarrett, Dave Holland, Billy Cobham, Dave Liebman, Al Foster e molti altri.
Davis si ritira dalle scene nel 1975 per problemi di salute (e di droga, dalla quale si era faticosamente disintossicato negli anni 50), per ritornare nel 1981 con il disco “The Man with the Horn”, ancora con strumenti elettrici e sintetizzatori, nel quale lancia altri giovani musicisti, come il sassofonista Bill Evans, il chitarrista Mike Stern ed il bassista Marcus Miller. Degli anni 80 sono anche “Star People” (1981 - dove compare il chitarrista John Scofield, altro musicista che avrà una luminosa carriera), ”We Want Miles” (1982) doppio album dal vivo, “You’re Under Arrest” (1983), dove riprende il celebre brano pop “Time After Time” di Cyndi Lauper, “Decoy” (1984), “Tutu” (1986) dedicato al vescovo anglicano sudafricano, eroe della lotta all’apartheid, “Amandla” (1989) che in lingua zulu significa potere. Dello stesso periodo è un’apparizione nella trasmissione DOC di Renzo Arbore e un paio di collaborazioni con Zucchero Fornaciari. Nel 1991 suona in Italia prima a Roma poi a Castelfranco Veneto. Il 28 settembre di quello stesso anno muore a Santa Monica, California, per due colpi apoplettici a seguito di una polmonite.
Scorrendo i principali dati biografici di Davis, scopriamo un uomo e un musicista in perenne evoluzione, che mai si è adagiato sui risultati raggiunti, ma che da questi è partito per conseguire ulteriori obiettivi. Dal punto di vista stilistico, non è certamente un virtuoso come Dizzy Gillespie, Clifford Brown o Lee Morgan, ma ha raggiunto vette espressive straordinarie, con l’uso sapiente dei silenzi e della ricerca timbrica, in particolare con la sordina Harmon. Un artista che ha certamente lasciato il segno non solo nella storia del jazz, ma in quella della musica in senso lato del ventesimo secolo, a cui ha dato una straordinaria impronta personale anche nelle scelte più discusse.
