a cura di Roberto Bazzani

Clifford Everett “Bud” Shank
Dayton, Ohio, 27 maggio 1926
Tucson, Arizona, 2 aprile 2009
Fra i primi jazzisti americani a registrare un disco in Italia, Bud Shank è anche noto sia per le sue scorribande nella musica brasiliana, molto prima di Stan Getz, e nel pop.
Clifford Everett “Bud” Shank nasce a Dayton, Ohio, il 27 maggio 1926 e, come molti sassofonisti, inizia suonando il clarinetto passando al sax contralto durante gli studi universitari alla University of North Carolina. Nel 1946 comincia a frequentare l’ambiente del jazz californiano suonando nelle orchestre di Charlie Barnet e Stan Kenton. Più tardi suona con il trombettista Shorty Rogers “Compositions of Shorty Rogers” – 1954, “Bud Shank – Shorty Rogers – Bill Perkins” – 1955 (in cui Shank suona anche sax tenore, baritono e flauto), il trombonista Bob Brookmeyer “Bud Shank and Bob Brookmeyer” – 1955, il sassofonista e oboista Bob Cooper “Jazz at Cal-Tech” – 1956 e “Flute ‘n Oboe” – 1956, fino ad arrivare al proprio quartetto con Claude Williamson al piano, Don Prel al contrabbasso e Chuck Flores alla batteria: “The Bud Shank Quartet” e “Bud Shank Quartet Featuring Claude Williamson” – entrambi del 1956.
La notevole perizia tecnica sullo strumento principale (il sax contralto – sulla falsariga di Art Pepper) e l’uso di altri strumenti (principalmente il flauto) lo fanno apprezzare in numerose sedute di registrazione. Comincia in quel periodo anche la collaborazione con il chitarrista brasiliano Laurindo Almeida, con il quale registra tre album: “Laurindo Almeida Quartet Featuring Bud Shank” – 1955 “Holiday in Brasil” e “Latin Contrasts” enrambi del 1959. Quando il connubio fra bossa nova e jazz sarà più conosciuto, grazie alle collaborazioni di Stan Getz con Charlie Byrd e João Gilberto, ritornerà sull’argomento con nuovi dischi soprattutto negli anni 60. Dal 1953 al 1957 collabora inoltre con Chet Baker nella registrazione di sei dischi, mentre è al flauto nel brano “The Side Pipers” del disco di Jimmy Giuffre “The Jimmy Giuffre Clarinet” del 1956.
Nel 1958 è fra i primi jazzisti americani a registrare in Italia con l’orchestra d’archi di Ezio Leoni (qui con lo pseudonimo di Len Mercer). Il disco si intitola “I’ll Take Romance” e di lì a breve farà da apripista ad altre importanti collaborazioni fra musicisti americani e italiani.
Dopo l’attività più propriamente jazzistica negli anni 50, in seguito Shank si dedicherà a musiche meno impegnate, fino a farsi conoscere come esecutore dell’assolo di flauto nel celebre brano dei Mamas and Papas “California Dreaming” del 1965. Ritornerà in ambito jazzistico nel 1974, quando forma il quartetto “The L.A. Four” con Ray Brown al contrabbasso, Shelly Manne alla batteria (rimpiazzato da Jeff Hamilton dal 1977) e Laurindo Almeida alla chitarra, con il quale terrà numerosi concerti fino al 1982.
Nel 2005 costituisce la Bud Shank Big Band con la quale celebra il quarantesimo anniversario del disco di Stan Kenton con la Los Angeles Neophonic Orchestra (in cui lo stesso Shank era presente).
Muore il 2 aprile 2009 di embolia polmonare nella sua casa di Tucson, Arizona, il giorno dopo avere registrato a Los Angeles il suo ultimo disco “In Good Company” in quintetto con Jake Fryer (anche lui al sax contralto), Mike Wofford al piano, Bob Magnusson al contrabbasso e Joe LaBarbera alla batteria. Si conclude così l’esistenza di una persona che ha dedicato la propria vita alla musica. Alla sua figura il regista Graham Carter ha dedicato il documentario “Bud Shank: Against the Tide (Portrait of a Jazz Legend)”.
